IL RITORNO

Questa quarantena

è stata tutta un’altalena

tutto un gioco di equilibri

sopra una pila di libri

Il ritorno non è un fatto individuale, come rincasare da un viaggio, da una trasferta, da una degenza. Il ritorno non ha solo due piedi ed un cuore. Implica un ritrovarsi. Non importa se con un luogo, una persona, una situazione pregressa: il ritorno ha il suono di due entità che si vengono incontro. Questo ritorno, almeno, che ci ha sorpresi ancora chiusi. E ci sono ancora storie che vale la pena ascoltare. La poesia è un mestiere clandestino, che ci porta così vicino alla vita, che scherza di continuo con la morte. E in questo periodo questo binomio non ha forse potuto toccare gli apici? Il silenzio e l’isolamento possono essere una forma di morte? La lontananza fisica dagli altri può portarci a sfiorare la vita più autentica, quella con il nostro io? Sguardi – sguardi – sguardi – e tutto si fa parola stretta in un pugno. Sopra una pila di libri ho posato le mie stanchezze. La loro compagnia mi ha rincuorato e stretto l’anima, mi ha reso meno sola, e più sola allo stesso tempo. Perché la consapevolezza della solitudine è una compagnia tenace, morde le carni del passato ma fortifica le visioni. E mai come ora abbiamo bisogno di visioni. E di storie che vale la pena ascoltare. Questo è il senso del ritorno. Ascoltare l’altro può essere un ritorno. Un respiro di un’umanità che in parte abbiamo imparato a scordare, a neutralizzare, a disinnescare. È così che il desiderio di contatto si rafforza. E così che è stato per me quando ciò non era possibile: cercare la pagina bianca, insieme alla pagina scritta, vuoto e pieno, due facce della quarantena.

Ci sono ancora storie che vale la pena ascoltare. Mettono in connessione un passato remoto, quasi rimpianto, le fasi importanti hanno uno spazio dedicato, quella nicchia che custodisce le tensioni verso il proprio luogo caro: le attitudini, gli affetti, le speranze, i nostri confini valicati, le nostre conquiste. È la nostra origine. Tutti, sento, tendono a un recupero della calma viva, ardente, pulsante della propria natura. Consapevolmente o inconsapevolmente. Contatti d’erba, ritmo della pioggia, strofinamento di profumi ci abitano. La natura ci invade, ci è madre, ci attende. L’abbiamo cercata nei primi passi fuori casa: invasione di boschi, ricerca del mare. Il ritorno è un divenire. E ci sono ancora storie che vale la pena ascoltare. I poeti prestano sguardi alle voci. I poeti prestano voce agli sguardi che parlano. Dobbiamo tornare alle storie. Quelle che ci hanno fatto crescere. Perché solo così possiamo tornare alla strada persa, prima della reclusione, prima del dramma, prima della pandemia. C’è stato un prima che ci siamo scordati.

Attendo storie da ascoltare, alla finestra dei miei bisbigli.

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